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OSTEOPATIA E ALTRE DISCIPLINE

OSTEOPATIA ED ODONTOIATRIA

L’osteopatia può dare un valido aiuto e contributo nell’ambito dell’odontoiatria. Basti pensare che l’occlusione deriva dal rapporto tra l’osso mascellare e la mandibola. Queste due ossa sono influenzate dal tipo di cranio che presenta il paziente e quindi dalle problematiche cranio/sacrali in esso presenti. Accanto alla valutazione dell’odontoiatra, ortodonzista e odontotecnico sarebbe opportuno affiancare la valutazione dinamica osteopatica. La valutazione statica odontoiatrica prevede sul piano sagittale la I, II, III classe occlusale; sul piano trasversale i morsi crociati mono o bilaterali e sul piano verticale il morso profondo o il morso aperto. Accanto a questa occorre associare quella dinamica dell’osteopata che tiene conto del tipo di cranio del paziente e della sua dinamica cranio/sacrale (intesa come movimento respiratorio primario, si veda la sezione “Che cos’è l’osteopatia”). La malocclusione, dal punto di vista osteopatico, viene classificata a seconda della posizione e delle problematiche dell’osso occipitale che influenza la posizione della mandibola; e dell’osso sfenoide che influenza la posizione dell’osso mascellare. Occorre associare, al fine di ottenere una diagnosi e un percorso di lavoro più precisi, la valutazione delle caratteristiche scheletriche del paziente e del suo tipo di cranio relativamente allo stato dell’articolazione principale del cranio tra l’osso occipite e l’osso sfenoide (sinfisio sfeno/basilare o SSB). A seconda dell’atteggiamento posizionale e dinamico della SSB possiamo avere un cranio in flessione, in estensione, in side – bending – rotation, e un cranio afisiologico di strain verticale o laterale. Per fare un esempio pratico se l’osso mascellare presentasse una restrizione di mobilità l’osteopata dovrebbe liberare questa restrizione e solo successivamente l’ortodonzista applicare il dilatatore palatale diversamente l’effetto che si otterrebbe sarebbe quello di dilatare solo la parte libera mentre rimarrebbe invece deficitaria la porzione in restrizione.

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OSTEOPATIA ED OCCHIO

Anche nel complicato mondo dell’oculistica e soprattutto dell’optometria l’osteopata può dare il suo contributo. E’ necessario ricordarsi, quando si prende in considerazione la vista, che non è sufficiente pensare al “si vede” ma bisogna considerare anche il “come si vede” ossia la qualità della visione. Potremmo dire che la VISTA rappresenta solo “il vedere” ossia quell’energia che attraversa l’occhio e che viene successivamente elaborata dal cervello. Quando oltre a questa forma di energia entrano in gioco anche gli adattamenti posturali dell’individuo e la sua soggettività potremmo parlare di VISIONE. La visione include, quindi, quei compensi muscolo – scheletrici che il cervello mette in atto per poter migliorare il modo di vedere. Altro livello è la PERCEZIONE dove entrano in gioco anche lo stato di coscienza del soggetto e la sua emotività. L’osteopata aiuta l’optometrista sul versante del “come vede” il paziente.

L’alloggiamento dell’occhio (orbita) è formato nel cranio da una serie di ossa: mascellare, zigomatico, frontale, sfenoide, etmoide, palatino e lacrimale. Quindi le sue dimensioni sono date dal posizionamento di queste singole ossa e quindi dal tipo di cranio che presenta il paziente. Poiché l’occhio è circondato da grasso è in grado di adattarsi alle dimensioni dell’orbita stessa. Ne consegue che un occhio che presenta un’orbita più allungata sarà “occhio lungo” e, quindi, maggiormente predisposto alla miopia; così un’orbita più corta presenterà un “occhio corto” e maggiormente predisposto all’ipermetropia, ecc.. Altro elemento da considerare è che la membrana più esterna dell’occhio, quella che viene definita il “bianco dell’occhio” (sclera) è da considerarsi come continuazione della dura madre (si veda la sezione “Che cos’è l’osteopatia” sull’importanza di quest’ultima). La dura madre avvolge anche il nervo ottico e si attacca all’interno dell’orbita. Una tensione della dura madre con partenza dall’osso sacro o dal cranio può, quindi, ripercuotersi sulla funzionalità dell’occhio stesso. L’osteopata, tramite i trattamenti cranio/sacrali, è quindi in grado di agire sulle singole componenti ossee che compongono l’orbita liberando le eventuali restrizioni di movimento, riequilibrando lo sfenoide che è il “motore delle ossa della faccia” e di eliminare eventuali tensioni della dura madre. Molto importante è quindi il contributo che l’osteopata può fornire all’optometrista per strabismi latenti o manifesti ed altre problematiche; preparando il campo ad un successivo training visivo. Inoltre si pensi che molti problemi posturali possono avere origine dalla vista così come molte cefalee.

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OSTEOPATIA - NASO/GOLA/ORECCHIO

Perché molte persone soffrono di otiti ricorrenti mentre altre no? Perché alcuni individui sono maggiormente soggetti al calo dell’udito rispetto ad altre? Perché alcuni soggetti soffrono maggiormente di sinusite? Sono domande di difficile risposta; l’osteopatia ha fornito le sue teorie. L’apparato uditivo, così come quello dell’equilibrio, sono contenuti nell’orecchio interno nell’osso temporale. Questo compie, durante le fasi di flessione ed estensione del movimento respiratorio primario (si veda la sezione “che cos’è l’osteopatia”), dei movimenti di rotazione esterna e rotazione interna. Se per vari motivi questo movimento viene alterato, rallentato o in generale perturbato ne deriva che anche le strutture contenute al suo interno risentano di tale problematica. Si verificherà un minor drenaggio del muco che stazionerà all’interno dell’orecchio con facilità all’isorgenza di infiammazioni. Anche quel canalino che collega l’orecchio interno alla gola (tromba di Eustachio) sarà soggetto ad un minor drenaggio. Occorre inoltre considerare che un temporale posizionato in rotazione interna facilita la chiusura della tromba di Eustachio. Una problematica all’osso temporale si ripercuote poi facilmente anche a livello degli organi dell’equilibrio. Queste situazioni di perturbazione di movimento a livello cranico e delle ossa temporali, influenzano anche quegli spazi all’interno del cranio che sono vuoti (i seni) e che contengono spesso del muco. I seni, durante lo svolgimento del movimento respiratorio primario, vengono ossigenati impedendo la proliferazione di agenti batterici. Un’alterazione della cinetica cranica facilita l’insorgenza di infiammazioni. In generale, quindi, il lavoro dell’osteopata da un valido contributo al medico ORL alla risoluzione di: otiti (mal d’orecchio), acufeni (rumori in sottofondo dell’orecchio), ipoacusie (riduzione udito), sinusiti (infiammazione dei seni cranici), rinopatie (patologie del naso), sindromi vertiginose.

 

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OSTEOPATIA E PEDIATRIA

La nascita è per la madre sicuramente un evento bellissimo ma allo stesso tempo potrebbe essere considerato un "trauma" per il notevole impegno fisico e lo stress articolare alla quale viene sottoposta; allo stesso modo lo è per il neonato. Egli deve impegnare con il suo cranio e con il resto del corpo lo stretto canale del parto. Occorre differenziare se il parto avviene secondo le posizioni fisiologiche o se il neonato si "presenta" in altre situazioni. Già questa può essere una problematica per eventuali traumi alle ossa del viso. Il parto naturale ha il vantaggio che rispetta le tempistiche fisiologiche del corpo e lo "svantaggio" che molto spesso può provocare lesioni nelle ossa del cranio. Dall'altra parte anche il parto cesareo non è esente da problemi: il cranio si trova in una situazione tale che passando da un ambiente a pressione negativa ad un ambiente a pressione positiva viene assoggettato ad una "esplosione" con conseguente modellamento in senso trasversale e difficoltà ad adattarsi alle pressioni.

Il neonato potrebbe così trovarsi alla nascita con problemi all'articolazione SSB (sinfisi sfeno/basilare tra occipite e sfenoide). Nei casi più gravi si potrebbero verificare traslazioni. L'occipite, tramite l'intermediazione del temporale, "guida la mandibola" e lo sfenoide mascellare. Queste dinamiche potrebbero portare a problematiche occlusali e il bambino potrebbe necessitare di posizionare apparecchi ortodontici. Ma le ossa del cranio sappiamo formano anche l'orbita dove si collocano i muscoli oculomotori. Problematiche visive non tanto in quantità della visione ma in qualità (strabismi, difficoltà di convergenza, ecc...) potrebbero trovare natura a livello di posizionamento e movimento delle ossa del cranio. Anche la natura di alcuni atteggiamenti scoliotici o scoliosi vere e proprie potrebbero trovare spiegazione nell'atteggiamento dell'occipite a livello dell'articolazione con l'atlante. Un intervento osteopatico precoce, fin dai primi giorni di vita, ha sicuramente un'azione preventiva che non ha eguali in nessun altro intervento manuale o farmacologico. Riarmonizzando il movimento delle ossa del cranio, facilitando il modellamento cranico e ristabilendo un allineamento il più armonioso possibile sull'asse centrale (quella che in campo embriologico è la notocorda) e ristabilendo un buon ritmo tra cranio e osso sacro l'osteopata agisce direttamente sulla salute e qualità di vita del bambino. Questo in misura esponenziale quando il neonato presenta disturbi come plagiocefalie ossia una vera e propria deformazione della testa con la conseguenza di poter accusare le problematiche prima elencate.
Altri disturbi quali le coliche gassose neonatali, spesso dovute ad irritazione del nervo vago al passaggio nel forame lacero posteriore (che può venire perturbato durante il parto) trovato risoluzione nell'80% dei casi con 2 - 3 sedute di manipolazioni osteopatiche. Il reflusso gastrico neonatale o le difficoltà di evacuazione potrebbero trovare origine in una eccessiva tensione a livello occipitale (in età adulta a livello dei tubercoli faringei dell'occipite si attacca la fascia cervicale viscero - gastrica) e beneficiare notevolmente del trattamento osteopatico.

 

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OSTEOPATIA E GINECOLOGIA

Molte problematiche di lombalgia possono essere conseguenza di tensioni di carattere ginecologico. Basti pensare che l’utero presenta dei solidi agganci legamentosi all’osso sacro, così come le ovaie sono strettamente connesse all’utero e alle tube. Tutto l’apparato ginecologico è poi appoggiato sul diaframma pelvico, formato da una serie di muscoli che prendono origine e inserzione nelle ossa del bacino e delle anche. Uno squilibrio della funzionalità degli organi ginecologici può seguire la via viscero – somatica ripercotendosi sulla struttura; invece un’alterata tensione legamentosa, muscolare, fasciale o mal posizionamento osseo di queste strutture può ripercuotersi sui visceri seguendo la via somato – viscerale. L’osteopata, tramite manipolazione di queste strutture, può ristabilire l’equilibrio mancante e migliorare, se pur con i dovuti limiti, anche l’aspetto della funzionalità ginecologica. Fondamentale è il suo trattamento in caso di esiti di interventi chirurgici sia per il trattamento della cicatrice, sia per il trattamento delle eventuali aderenze presenti, che possono condizionare la mobilità degli organi.

UTILITA' DEL TRATTAMENTO OMEOPATICO DURANTE IL PERIODO DELLA GRAVIDANZA:

  • Tenere mobilizzate e libere le articolazioni sacro/ialiache, l'articolazione del pube e l'articolazione sacro coccigea facilitando la "dilatazione" del bacino durante il momento del parto;
  • La donna durante la gravidanza va incontro a modificazioni posturali (extrarotazione delle anche, statica posteriore, compressione diaframmatica, cambiamento del centro di gravità, ecc...) che possono portare a dolori cervicali, dorsali e lombari;
  • Pregressi interventi chirurgici zona bacino o pregresse cistiti o vaginiti importanti possono creare aderenze che possono a loro volta condizionare gli adattamenti che l'utero deve compiere in gravidanza con conseguenti compensi: l'utero può lateralizzare e ruotare verso la zona di maggiore tensione;
  • Importante il lavoro osteopatico, durante la gravidanza, per mantenere allungata e libera la fascia toracico/lombare e tutto il pavimento pelvico. La prima condiziona i movimenti che deve compiere il sacro durante il parto (prima di nutazione e poi di contronutazione). Le tensioni del pavimento pelvico condizionano ovviamente utero e bacino;
  • Importante il lavoro osteopatico sui muscoli psoas: formano i 2 binari entro i quali l'utero l'utero sale nella cavità addominale; alla 25°/30° settimana fungono da sostegno all'utero; in caso di ipertonia trasmettono tensioni all'utero = contrazioni - utero "duro";
  • In generale l'osteopata accompagna la mamma e il futuro nascituro verso un parto il più fisiologico possibile

 

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